Deficit sopra il 3% un effetto stagionale, serve un “cuscinetto” da 4 mld di €

Mercoledì, 15 Ottobre, 2014

Nel secondo trimestre 2014 l’Italia ha registrato un deficit pubblico pari all’1,1% del PIL che sale al 3,8% per il primo semestre dell’anno. Si tratta di un dato leggermente peggiore di quello dello scorso anno quando nel primo trimestre e nel primo semestre si erano registrati deficit pari allo 0,7%nel secondo trimestre e al 3,5% del PIL nel primo trimestre. Lo sforamento del limite del 3% nella prima metà dell’anno è di natura prettamente stagionale e determinato dalla dinamica delle entrate, variabile di anno in anno, anche a causa della modifica della tassazione sugli immobili. Il dettaglio dei dati evidenzia comunque un calo del surplus primario (cioè il saldo che esclude la spesa per interessi) dall’1,4% del PIL nella prima metà dello scorso anno all’1% nella prima metà di quest’anno, ma una riduzione della pressione fiscale dal 41,2% nei primi sei mesi del 2013 al 40,7% nel primo semestre 2014.

Dai dati emerge dunque un moderato allentamento della restrizione fiscale, seppur limitata a pochi decimi di punto percentuale, ma anche la necessità di intervento dal lato della spesa. Nel secondo trimestre di quest’anno infatti il totale delle spese è risultato pari al 49,3% del PIL rispetto al 48,9% del secondo trimestre 2013. Le indiscrezioni riguardanti la Legge di Stabilità anticipano un importante cambio di rotta per il 2015, con il finanziamento di quasi lai metà della manovra (di 30 mld di Euro) tramite un taglio alle spese (13 mld di Euro) e in tal senso il Governo si trova di fronte a una sfida cruciale, laddove diversi Governi precedenti hanno sostanzialmente fallito: il finanziamento della riduzione della pressione fiscale attraverso la riduzione della spesa pubblica, auspicabilmente quella improduttiva, rappresenta infatti il principale strumento di stimolo alla crescita economica di cui la politica fiscale può disporre oggi. L’utilizzo di risorse “in deficit” consentendo il riavvicinamento al limite del 3% è benvenuto ma deve mantenere un margine di sicurezza (almeno 4 mld di Euro e non 2,5 mld come si ipotizza) tale da porci in condizione di preservare la riconquistata fiducia dei mercati.