L’AIAF sulla riduzione del rating S&P sul debito pubblico italiano

Martedì, 20 Settembre, 2011

L’agenzia di rating Standard & Poor’s ha ridotto il rating dell’Italia ad A da A+, mantenendo l’Outlook Negativo. Alla base della decisione ci sono principalmente l’aspettativa di una crescita debole, l’aumento del costo del debito e la fragilità della coalizione di Governo. In tale contesto l’agenzia ritiene infatti più complesso per il nostro paese rispettare gli impegni assunti in termini di riduzione del debito. L’AIAF ritiene che la riduzione del rating dell’Italia, sebbene preoccupante, sia il risultato di concause ricollegabili anche al contesto europeo ed internazionale che ha influenzato le condizioni di mercato. Inoltre, l'iter contorto nell’approvazione delle recenti misure di finanza pubblica, frutto anche di un contesto politico obiettivamente fragile, ha messo in secondo piano elementi favorevoli della struttura economico-finanziaria del nostro paese, come la posizione finanziaria netta positiva per il settore privato o la buona patrimonializzazione del settore bancario domestico, recentemente penalizzato proprio dalla comprensibile esposizione al rischio sovrano.

Confermiamo il giudizio positivo sui saldi delle manovre realizzate nei mesi estivi (del 3,5% del Pil l’effetto potenziale stimato sul saldo primario nel 2014), ma riscontriamo invece una decisa carenza nelle misure a sostegno della crescita e della competitività del nostro paese. Sebbene tracce di tali riforme siano presenti nelle manovre approvate, la loro portata appare limitata e di impatto contenuto sul potenziale dell’economia italiana. Permangono infatti ostacoli apparentemente invalicabili alla realizzazione di riforme significative, anche a costo zero, finalizzate ad una più ampia liberalizzazione nei servizi e ad una maggiore efficienza nella pubblica amministrazione. Tali riforme, sebbene non in tempi brevi, avrebbero l’indubbio vantaggio di incrementare la crescita potenziale del nostro paese, contenendo le necessità di continue correzioni dei conti pubblici. Non è infatti sostenibile avere una crescita economica strutturalmente al di sotto dei paesi più virtuosi a fronte di un costo del debito significativamente più alto.

Segnaliamo in tal senso il rischio, anche a livello europeo, che un’eccessiva focalizzazione sul consolidamento dei conti pubblici, attraverso l’adozione di misure potenzialmente restrittive, finisca per ostacolare il raggiungimento degli obiettivi di deficit a causa della conseguente minor crescita economica.

Permane inoltre la necessità di rivedere e rafforzare la governance economica in Europa, in misura maggiore di quanto non si stia già facendo e fino all’eventuale modifica dei trattati esistenti, con l’obiettivo di rafforzare le istituzioni economico-finanziarie e di conseguire un maggiore accentramento delle sovranità fiscali. Fino ad allora, il ruolo della BCE resta cruciale per evitare l’avvitamento della crisi, qualora il costo del debito dovesse raggiungere un livello insostenibile per le finanze italiane.

L’AIAF ha avviato lo scorso luglio un dibattito con i propri Soci sulla crisi del debito sovrano (il blog è raggiungibile dal sito www.aiaf.it). I contributi sono numerosi e stanno alimentando un lavoro diretto alla formulazione di commenti e proposte sul futuro prevedibile per l’Europa e sul ruolo dell’Italia in una fase di transizione storica per il vecchio continente.

Paolo Balice

Presidente AIAF

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