E adesso l’Expo…

Lunedì, 4 Maggio, 2015

Dalla nomina di Milano per l’Expo 2015 sembra passato un secolo. Il 31 marzo 2008 l’economia italiana aveva appena chiuso l’ultimo trimestre di crescita tendenziale positiva, a cui sarebbero seguiti quasi due anni di recessione, prima di viverne un’altra più prolungata dal 2012 e dalla quale stiamo faticosamente uscendo. Il FTSE Mib aveva da circa un anno avviato quel prolungato e intenso calo dai massimi di metà 2007, dai quali il nostro indice si è ridotto di quasi tre quarti, solo parzialmente recuperati oggi (il livello di chiusura di ieri è di circa il 30% più basso di quello del 31.03.2008). Da allora abbiamo visto il default di Lehman e le tante crisi. La crisi finanziaria americana, quella del debito sovrano in Europa, quella dei mercati e delle banche, nonché quella delle società occidentali, per la riduzione della produzione, della ricchezza e del lavoro. 

L’apertura dell’Expo a Milano, seguita ad anni di polemiche non ancora sopite sui lavori svolti (o non svolti), coincide invece con un momento di ottimismo. Non solo perché la ripresa economica in Italia, per quanto modesta e con il mercato del lavoro che tarda a migliorare, comincia concretamente a vedersi. Ma anche perché guardandosi alle spalle, seppur leccandosi le ferite di crisi economico-sociali che hanno effetti a volte indelebili, possiamo dire che l’economia e la finanza sana vengono fuori rafforzate. Un’infrastruttura europea più solida, una maggior forza delle imprese che hanno saputo resistere, affrontando le sfide competitive in condizioni spesso svantaggiate, e da condizioni economiche in Europa che possono contare su fattori di spinta del tutto straordinari: una forte discesa del prezzo del petrolio, un significativo deprezzamento del cambio, una BCE fortemente espansiva e una politica fiscale non restrittiva. E in Italia, un impatto dell’Expo che potrebbe non essere del tutto indifferente. Oltre all’effetto dell’attività delle costruzioni, il recupero occupazionale legato all’evento, seppur di natura temporanea, ma soprattutto l’aumento del turismo come conseguenza dell’attrattività dell’evento, potrebbe dare quella spinta finale per l’accensione e la partenza di un’economia da troppo tempo con la marcia in folle.