OSSERVATORIO ESG

Giovedì, 1 Dicembre, 2016

Il settore finanziario sta reagendo ai segnali di rischio imputabili al cambiamento climatico

Secondo una ricerca pubblicata il 22 novembre 2016 dall’organizzazione “The Climate Institute” (http://www.climateinstitute.org.au/) il passaggio alle energie pulite, nonostante la presidenza di Trump, continuerà ed è in crescita la pressione sulle imprese di comunicare sempre più informazioni sulla loro capacità di gestire anche rischi climatici e ridurre i gas ad effetto serra (GHG). Questi fattori comportano inoltre un aumento del rischio per i gestori dei patrimoni, che hanno doveri fiduciari nei confronti dei loro clienti, che venga imputato loro di aver violato questi compiti quanto più si impegnano a finanziare investimenti ad alto carbonio.

Questa pressione viene esercitata con varie modalità ad esempio attraverso iniziative di disinvestimento o di engagement come quelle attuate dal fondo sovrano norvegese che ha ceduto la partecipazione in oltre 50 aziende la cui operatività o il fatturato per una quota superiore al 30% dipende dal carbone o dalla società BlackRock che a livello del Consiglio di Amministrazione presta una sempre maggiore attenzione alla gestione dei rischi climatici. 

Negli Stati Uniti, JP Morgan Chase, Bank of America, Citigroup e Morgan Stanley si sono impegnate a ridurre il loro coinvolgimento nelle miniere di carbone e la produzione di carbone e questo trend globale è seguito anche dalle banche europee.

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