Osservatorio ESG

Lunedì, 8 Gennaio, 2018

UNEP: UN ENVIRONMENT EMISSIONS GAP REPORT 2017

L’obiettivo concordato con l’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici tra i 196 governi che, nel mese di Dicembre 2015, hanno partecipato alla Conferenza delle Parti COP21 è stato quello di mantenere l’incremento della temperatura media mondiale di questo secolo sotto ai 2 gradi Celsius rispetto ai livelli preindustriali e di proseguire questo sforzo per limitare tale aumento a 1,5 gradi Celsius.

Nel mese di Novembre 2017 l’United Nations Environment Programme (UNEP) ha pubblicato l’ottava edizione del rapporto denominato “UN Environment Emissions Gap Report 2017” in cui viene presenta una valutazione degli attuali sforzi di mitigazione rispetto agli impegni nazionali presi nel corso di COP21 ed indicati nei Nationally Determinated Contributrions (NDC) che costituiscono la base dell’Accordo di Parigi e di seguito vengono indicate le principali tematiche analizzate in questo rapporto.

  • Aggiornamento sulle emissioni globali di gas a effetto serra (GHG): Viene presentato un aggiornamento delle emissioni associate agli obiettivi definiti nei NDC in relazione alle iniziative che sono in corso da parte di ciascuno dei paesi del G20, inclusa l’UE.
    Congiuntamente i paesi del G20 generano circa tre quarti delle emissioni globali dei GHG ed il successo nel rispettare i loro impegni indicati nei NDC comporterà un importante impatto sull’obiettivo di contenere l’incremento della temperatura globale ad un livello inferiore ai 2°C.
    Recenti studi evidenziano che paesi come il Brasile, la Cina, l’India e la Russia sono sulla strada giusta per raggiungere gli obiettivi indicati nei NDC entro l’anno 2030 attraverso le iniziative che già sono state avviate. Al contrario per altri paesi quali Argentina, Australia, Canada, Unione Europea, Indonesia, Giappone, Messico, Sud Africa, Repubblica di Corea e Stati Uniti saranno probabilmente necessarie ulteriori iniziative per soddisfare i loro NDC.
  • Tecnologie a emissioni negative: Il rapporto UNEP dell’anno 2017 verifica come la rimozione dell’anidride carbonica dall’atmosfera può essere un ulteriore modo per mitigare gli effetti negativi del cambiamento climatico, al di là delle convenzionali strategie di abbattimento.
    La rimozione dell’anidride carbonica (a volte denominata rimozione del carbonio o CDR) si riferisce a un insieme di tecnologie, pratiche ed approcci che consentono di annullare l’anidride carbonica dall’atmosfera. Nonostante per tutte è comune l’obiettivo di rimuovere il biossido di carbonio, tali tecnologie possono essere molto diverse fra di loro e si può distinguere tra opzioni inerenti la biologia ed altre che fanno riferimento all’ingegneria.
    Per alcune tra le prime (quali l’imboschimento, la riforestazione o la gestione del carbonio del suolo) si può fare ricorso ad un’esperienza ormai acquisita da decenni. Viceversa per quanto riguarda le seconde l’esperienza è ancora limitata (in particolare la cattura diretta dell’aria o la bioenergia combinata con cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica). E’ più difficile far ricorso ad alcuni approcci come, ad esempio, l’utilizzo dell’oceano inteso come risorsa comune in quanto richiederebbe un coordinamento su scala internazionale. Le principali tecnologie e approcci considerati sono di seguito indicati.

 

 

  • Analisi delle emissioni globali di anidride carbonica da energia e industria: Il Rapporto UNEP 2017 include una valutazione sistematica di come i vari settori economici consentono di ridurre le emissioni climalteranti. Entro l’anno 2020 saranno necessari più ambiziosi NDC per ridurre il gap previsto per l’anno 2030 facendo riferimento a tecnologie già note ed economicamente efficaci o spesso semplicemente adottando esempi di buone pratiche già avviate in altri contesti nazionali più innovativi. Viene indicato che le emissioni potrebbero essere ridotte fino a 30-40 GtCO2e all’anno e gran parte di questo potenziale fino a 22 GtCO2e è imputabile congiuntamente a sei categorie relativamente standardizzate: energia solare ed eolica, apparecchi alimentati da energia elettrica efficaci, autovetture efficienti, rimboschimento e limite alla deforestazione.
  • Il ruolo degli inquinanti climatici di breve durata: Il rapporto 2017 descrive le opportunità offerte dal contenere le emissioni dei cosiddetti inquinanti climatici di breve durata indicati con l’acronimo SLCPs (composti nell’atmosfera che causano un riscaldamento e hanno una durata di vita inferiore a 20 anni come il carbonio nero, l’ozono, il metano e molti idro fluorocarburi). Le riduzioni di questi inquinanti concorrono a limitare il tasso di riscaldamento a breve termine e, se sostenute e combinate con una diminuzione delle emissioni di anidride carbonica, contribuiscono a limitare il riscaldamento a lungo termine, che è l’obiettivo finale per colmare il divario di emissione dei GHG.
  • Eliminazione del carbone: il rapporto 2017 include, infine, una valutazione dettagliata degli sviluppi globali nel settore del carbone ed esamina le opzioni e le barriere per avviare un graduale processo di decarbonizzazione.

Andrea Gasperini
Responsabile Aiaf “Mission Intangibles”