Osservatorio ESG

Martedì, 29 Maggio, 2018

UNEP FI: UNA GUIDA ALLE BANCHE PER ADOTTARE LE RACCOMANDAZIONI DELLA TCFD

United Nations Environment Programme – Finance Initiative (UNEP FI), una partnership tra le Nazioni Unite e il settore finanziario globale alla quale partecipano oltre duecento istituzioni finanziarie, tra cui banche, assicuratori e investitori, il cui obiettivo è quello di comprendere le sfide ambientali, sociali e di governance (ESG) ha presentato nel mese di Aprile 2018 il report “Extending our horizons – Part 1: Transition-related risks & opportunities” risultato da una collaborazione tra sedici banche mondiali finalizzato a considerare le raccomandazioni pubblicate dalla Task Force del Financial Stability Board sulle informazioni non finanziarie relative al clima (TCFD).

Grazie a questa collaborazione, le banche hanno iniziato a sviluppare e testare un approccio basato su scenari per valutare il potenziale impatto dei cambiamenti climatici sui loro portafogli di prestiti alle imprese, come raccomandato dalla TCFD.

Per evitare conseguenze più negative imputabili cambiamento climatico attualmente in corso, 196 Stati hanno concordato, in seguito all’Accordo sul cambiamento climatico sottoscritto a Parigi nel mese di dicembre 2015 (COP21), di rafforzare il loro impegno per limitare “l'aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2° C rispetto ai livelli pre-industriali”. Per conseguire tale obiettivo, è necessario avviare una transizione verso un’economia globale a basse emissioni di carbonio che, dal punto di vista del mercato, si traduce in un nuovo scenario incerto di rischi e opportunità commerciali che devono essere compresi, valutati e tradotti in efficaci strategie da parte delle aziende.

Le raccomandazioni della TCFD forniscono alle imprese e alle istituzioni finanziarie una guida coerente e di alto livello per valutare e comunicare i rischi e le opportunità legate al clima e l’attuazione di tali raccomandazioni genererà nuove fonti informative per gli attori del mercato e i responsabili politici, influenzerà l’allocazione dei capitali e faciliterà la transizione verso un’economia più sostenibile a basse emissioni di carbonio.

Obiettivo principale della metodologia presentata nel rapporto UNEP FI è quello di aiutare le banche a valutare le esposizioni legate alla transizione nei loro portafogli di prestiti alle imprese in cui potrebbero avere timori circa le potenziali conseguenze politiche e tecnologiche che la transizione verso una economia a basse emissioni di carbonio comporta, nonché l’interesse ad esplorare nuove opportunità associate. È anche attraverso le loro attività di affidamento che le banche possono svolgere un ruolo più influente e di impatto nel catalizzare la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio considerando che i portafogli di prestiti alle imprese sono a breve termine rispetto all’orizzonte temporale di una transizione a basse emissioni di carbonio, è necessaria quindi una certa flessibilità per adeguare tali portafogli nel tempo.

Se ritenuto necessario, la modifica delle esposizioni e del profilo di rischio di un portafoglio di prestiti aziendali richiede tempo: la valutazione dei rischi e delle prospettive di crescita, lo sviluppo di una strategia coerente e la costruzione di capacità e relazioni per influenzare il profilo del cliente richiedono un’azione avanzata.

Inoltre, la comprensione dei rischi e delle opportunità climatiche consentirà alle banche di interagire con i loro clienti per aiutarli a gestire la transizione verso un futuro a basse emissioni di carbonio.

La metodologia proposta da UNEP FI identifica in che modo una politica e una transizione a basse emissioni di carbonio per mitigare i cambiamenti climatici potrebbero influire sul rischio di credito del portafoglio prestiti, nonché sulla sua strategia commerciale: aiuta a costruire consapevolezza dei rischi e delle opportunità climatiche.

Valutare i rischi legati alla transizione

Mentre i confronti possono essere fatti con i test di stress macroeconomici comunemente impiegati dalle banche, l’analisi dello scenario climatico o “stress test” comporta un’applicazione leggermente diversa.

Lo stress test macroeconomico, generalmente definito come un’analisi di scenario completa a livello di impresa, ha la finalità di stimare il fabbisogno e la gestione del capitale da uno a cinque anni. Una risposta alla transizione climatica, tuttavia, si evolve nel corso di decenni e l’analisi di questo orizzonte temporale lungo è invece intesa a valutare la sensibilità dell’attività corrente di una banca a scenari di transizione plausibili relativi al clima in diversi momenti nel corso di un orizzonte più ampio.

Tale esercizio non comporta solo una precisa previsione ma impone un’analisi di sensitività che può essere utilizzata per informare la pianificazione strategica e la composizione del portafoglio e per garantire che le istituzioni siano sufficientemente consapevoli delle tematiche inerenti il cambiamento climatico. Oltre a un orizzonte temporale esteso, la valutazione del rischio di transizione legato al clima presenta sfide uniche per le istituzioni finanziarie che devono essere affrontare:

  • Limitate sono le informazioni disponibili per valutare in che modo uno scenario di transizione climatica potrebbe influire sul merito di credito di specifici mutuatari e industrie;
  • È necessario un sostanziale coordinamento all’interno delle organizzazioni per eseguire uno sforzo con tale scopo: competenze di sostenibilità, rischio di credito, industria, stress test, finanza e relazioni con gli investitori;
  • Infine, per essere utile e istruttiva per le banche e il mercato, tale metodologia deve essere scalabile, sistematica e coerente, pur consentendo la personalizzazione specifica dell’azienda.

Per affrontare tali sfide, la metodologia indicata da UNEP FI sfrutta gli strumenti più rilevanti per quantificare il rischio di transizione correlato al clima e li combina in un approccio olistico. La metodologia è ancorata all’analisi di particolari scenari basati sulla temperatura, tra cui uno scenario di 2°C e 1,5°C ma flessibile per una gamma di tali scenari, combina la valutazione del rischio a livello di portafoglio e di mutuatario e consente alle banche di affrontare le principali sfide inerenti alla modellizzazione del rischio di transizione:

  • Gli scenari di transizione forniscono visioni plausibili su come i rischi si potrebbero evolvere attraverso i settori nei prossimi decenni;
  • La calibrazione a livello di mutuatario consente a ciascuna banca di adattare l’approccio e superare la carenza di dati empirici per stimare i cambiamenti nei risultati di credito;
  • La valutazione dell’impatto sul portafoglio insieme agli scenari fornisce un quadro analitico strutturato che rende l’approccio ripetibile, sistematico e coerente e aiuta a coordinare e integrare l’analisi e le valutazioni.

Tale approccio da parte del gruppo di lavoro ha prodotto preziose informazioni. In particolare, i test hanno sottolineato la necessità di una metodologia che possa accogliere diversi scenari e le esposizioni bancarie ai rischio. Ad esempio, esistono diversi modi per ottenere uno scenario di 2° C; ogni percorso può portare a impatti per settore molto diversi a seconda delle ipotesi di scenario sottostanti, come la fattibilità della tecnologia di cattura e stoccaggio del carbonio su larga scala (CCS). Scenari specifici potrebbero rivelarsi più rilevanti per sondare particolari vulnerabilità bancarie. Ad esempio, in alcuni scenari, il settore del petrolio e del gas può beneficiare di una rapida eliminazione del carbone; uno scenario che sottolinea che le società di generazione di energia ad alto contenuto di carbonio potrebbero quindi non essere stressanti, a breve termine, per le controparti di esplorazione e produzione di petrolio e gas.

Mentre la metodologia descritta nel rapporto UNEP FI si concentra su scenari basati sulla temperatura per allinearsi con le raccomandazioni del TCFD, può essere adattata anche a scenari, basati su eventi quali un improvviso cambiamento di politica o una svolta tecnologica. Questi eventi possono comportare un rischio maggiore per le banche a breve termine, poiché minore sarà il tempo disponibile per adattarsi e adeguarsi al nuovo ambiente.

Tale approccio ha inoltre evidenziato la necessità di un’ulteriore collaborazione tra le diverse parti interessate quali gli istituti di credito, i gruppi industriali e i team di modellizzazione degli scenari. Questa collaborazione aiuterà a standardizzare approcci e pratiche in modo che i risultati possano essere divulgati e confrontati tra le banche considerando una varietà di dimensioni, inclusi settori, aree geografiche e scenari. La collaborazione può anche migliorare la valutazione creando feedback tra le descrizioni degli scenari fisici ed economici e le valutazioni fatte dalle banche.

Uno dei principali vantaggi dell’approccio proposto è la sua adattabilità: la metodologia è estensibile a più settori, una varietà di fonti di scenari, diversi fattori di rischio e tempi. Tale flessibilità si rivelerà utile quando le banche affineranno il loro approccio alla valutazione del rischio, man mano che si svilupperanno le fonti di scenario climatico orientate finanziariamente e si avrà una evoluzione delle linee guida sulla divulgazione, i report e le migliori pratiche.

L’implementazione delle raccomandazioni promosse dalla TCFD richiederà naturalmente più fasi man mano che le pratiche si evolveranno e nuovi dati emergeranno da professionisti del settore, società, responsabili politici e modellatori climatici.

Valutare le opportunità legate alla transizione

Mentre uno scenario di transizione può comportare rischi di credito per le banche, presenta anche opportunità per servire ulteriormente i clienti. Ad esempio, prodotti e servizi che hanno un profilo di emissioni inferiore o contribuiscono alla riduzione dei gas ad effetto serra climalteranti potrebbero diventare più competitivi, aumentando la domanda di finanziamento per la loro produzione o per il loro acquisto. Tali opportunità potrebbero includere investimenti in tecnologie di efficienza energetica, nuove fonti di produzione di energia, prodotti e servizi a basse emissioni, o infrastrutture a basse emissioni di carbonio. Le banche non solo potrebbero contribuire a soddisfare la crescente domanda di prestiti aziendali a basse emissioni di carbonio in tali segmenti, ma potrebbero anche aiutare i clienti di industrie ad alta intensità di carbonio ad adattarsi al nuovo ambiente.

La valutazione delle opportunità, come ogni valutazione strategica, è più di un esercizio quantitativo o statistico; ha bisogno di considerare sia gli elementi qualitativi che quelli quantitativi riguardanti il mercato futuro e il panorama competitivo, nonché le capacità interne. A tal fine, l’approccio mira a confrontare la valutazione del mercato con i punti di forza e le capacità di un’istituzione.

I diversi scenari di transizione possono fornire una guida per la pianificazione strategica volta a identificare potenziali opportunità di mercato a basse emissioni di carbonio. L’attrattiva del mercato per gli investimenti a basse emissioni di carbonio in particolari segmenti e settori deve essere valutata considerando due fattori chiave: la risposta del segmento alla politica e considerazioni tecnologiche.

Le potenziali dimensioni del mercato non sono sufficienti per rendere le opportunità perseguibili; le banche devono anche considerare la loro capacità di acquisire quei mercati. Per ottenere una comprensione più profonda di quali segmenti siano effettivamente alla portata di un istituto, le banche richiedono una valutazione individualizzata delle proprie capacità valutando tre principali driver della loro potenziale quota di mercato: il panorama competitivo, la loro propensione al rischio e la loro capacità operativa. L’obiettivo finale è confrontare le valutazioni e le capacità di mercato fianco a fianco per individuare le aree più promettenti per le banche.

Andrea Gasperini
Responsabile area Sostenibilità di Aiaf