Osservatorio ESG

Martedì, 9 Ottobre, 2018

RAPPORTO ASVIS 2018, ITALIA IN GRAVE RITARDO: PEGGIORANO POVERTA’, CONDIZIONE ECONOMICA ED OCCUPAZIONALE, DISUGUAGLIANZE, CONDIZIONI DELLE CITTA’ ED ECOSISTEMA TERRESTE

In data 4 Ottobre 2018 a Roma presso la Camera dei Deputati è stato presentato il terzo Rapporto ASviS “L’Italia e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile” che si propone di fare il punto sullo stato di avanzamento dell’Italia e dei suoi territori verso i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) ed illustrare concrete proposte per far sì che il Paese mantenga gli impegni presi nel settembre del 2015 con la sottoscrizione dell’Agenda 2030 dell’ONU.

All’evento di presentazione, introdotto dai saluti istituzionali del presidente dell’Asvis Pierluigi Stefanini e della Vicepresidente della Camera dei deputati Maria Edera Spadoni, ha partecipato il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giovanni Tria ed   ha ospitato una tavola rotonda dedicata all’impegno di città e regioni per l’Agenda 2030 alla quale sono intervenuti il governatore della regione Lazio Nicola Zingaretti, quello della regione Liguria Giovanni Toti, il sindaco di Bologna Virginio Merola, il vicesindaco di Torino Guido Montanari ed il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega agli Affari Regionali e Autonomie Stefano Buffagni.

Enrico Giovannini, portavoce dell’ASviS nella sua relazione ha più volte indicato che non ci siamo a livello mondiale e guardando ai dati disponibili e alle azioni concrete assunte negli ultimi tre anni, comincia a diventare evidente che difficilmente il mondo, l’Europa e l’Italia saranno in grado di rispettare gli impegni presi il 25 settembre del 2015, con la firma dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. 

Nonostante vi sono segnali positivi quali gli standard di rendicontazione come il GRI e i fattori ESG che iniziano ad essere allineati ai SDGs, l’attenzione alla finanza sostenibile e la misurazione degli impatti conseguenti agli investimenti responsabili tuttavia si hanno anche importanti segnali negativi su temi come la fame e l’insicurezza alimentare, le disuguaglianze, la qualità degli ecosistemi e i danni crescenti dovuti ai cambiamenti climatici e l’aumento dei flussi migratori causati dagli eventi atmosferici estremi e dai tanti conflitti in atto in molte aree del mondo. 

Non ci siamo neanche in Europa dove un quarto della popolazione è a rischio di povertà ed esclusione sociale, le disuguaglianze non accennano a ridursi e la disoccupazione e la sottoccupazione sono molto diffuse, soprattutto in alcuni Paesi.

In Italia si soffre sugli indicatori sociali e si è lontani dal raggiungimento di molti SDGs, manca una strategia per le start up impegnate per lo sviluppo sostenibile e per i processi di urbanizzazione e il coordinamento della politica è ritenuto fondamentale per quanto manca ancora una visione integrata delle politiche per costruire, in modo esplicito, un futuro dell’Italia equo e sostenibile.

Gli indicatori elaborati da ASviS, sia a livello nazionale sia per le diverse regioni, confermano la condizione di non sostenibilità del nostro Paese da tutti i punti di vista, economico, sociale, ambientale e istituzionale. 

Anche laddove si riscontrano evidenti miglioramenti, siamo molto lontani dal raggiungimento dei SDGs, mentre in altri casi le tendenze osservate vanno nella direzione sbagliata, senza parlare delle fortissime disuguaglianze tra generi, gruppi sociali e territori. In particolare, secondo gli ultimi dati disponibili l’Italia mostra segni di miglioramento in otto aree: alimentazione e agricoltura sostenibile (Goal 2), salute (Goal 3), educazione (Goal 4), uguaglianza di genere (Goal 5), innovazione (Goal 9), modelli sostenibili di produzione e di consumo (Goal 12), lotta al cambiamento climatico (Goal 13), cooperazione internazionale (Goal 17).

Per cinque aree, invece, la situazione peggiora sensibilmente: povertà (Goal 1), condizione economica e occupazionale (Goal 8), disuguaglianze (Goal 10), condizioni delle città (Goal 11) ed ecosistema terrestre (Goal 15). Per quattro la situazione è rimasta invariata: acqua e strutture igienico-sanitarie (Goal 6), sistema energetico (Goal 7), condizione dei mari (Goal 14) e qualità della governance, pace, giustizia e istituzioni solide (Goal 16).

Tra le varie iniziative proposte da ASviS vi è quella di accompagnare la presentazione della prossima Legge di Bilancio con un rapporto sull’impatto atteso di quest’ultima sui 12 indicatori di Benessere Equo e Sostenibile (BES) entrati nella programmazione finanziaria e quello di trasformare il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (CIPE) in “Comitato Interministeriale per lo Sviluppo Sostenibile” così da orientare a tal fine gli investimenti pubblici.

Si ritiene che la Direttiva del governo Gentiloni del 16 Marzo 2018 che da indirizzi per l’attuazione dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e la strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 137 del 16 giugno 2018 con cui è stata costituita la “Commissione nazionale per lo sviluppo sostenibile” va nella giusta direzione e il dipartimento della programmazione ed il coordinamento della politica economica deve predisporre annualmente un documento in cui vengono indicate le azioni realizzate dal Governo ed i contenuti della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile. E’ urgente ora dare attuazione a tale Direttiva.

E’ necessario intervenire con la Legge di Bilancio o con altro strumento normativo per assicurare il conseguimento dei 22 Target che devono essere raggiunti entro il 2020.

Vi sono anche buone notizie come quelle indicate in un recente report pubblicato dalla società KPMG che indica che alcune grandi imprese si stanno muovendo in questa direzione, altrettante arrivano dalla Finanza Sostenibile. 

Nel recente D.Lgs. 254/2016 è stato un errore fissare il limite della media di 500 dipendenti alle aziende per l’obbligo di comunicare le informazioni non finanziarie e poteva essere richiesta una rendicontazione semplificata per le medie imprese. Si ritiene quindi necessario allargare l’insieme di imprese soggette all’obbligo di rendicontazione non finanziaria (DNF), strumento ormai indispensabile per accedere al crescente flusso di investimenti attivati dalla finanza sostenibile.  

Tra le varie iniziative per le quali è ritenuto prioritario intervenire vi è la definizione di un piano integrato energia e clima, quello di prestare attenzione all’economia circolare, investire sul capitale umano avviando programmi educativi nelle scuole e nelle università, sul capitale naturale e la qualità dell’ambiente, il capitale sociale intervenendo sulle infrastrutture urbane, la cooperazione internazionale ed un migliore orientamento dei flussi finanziari.

 

Allegati: 
AllegatoDimensione
File 2018.81 OSSERVATORIO ESG.pdf348.47 KB