2013, n. 155 - I Quaderni AIAF online - Le perizie valutative quale supporto fiscale al prezzo delle transazioni

In diversi momenti della vita di un’azienda si può rileva l’opportunità di stimarne il valore. Lo scopo, pur dovuto a diversi input è sempre generalmente conoscitivo, in pratica ciò che può cambiare è il soggetto interessato all’informazione ed il conseguente adattamento di quest’ultima al particolare soddisfacimento conoscitivo. Pertanto, conoscere la dinamica del valore aziendale può essere sostanzialmente importante per l’imprenditore, al fine di valutare meglio l’effetto delle sue strategie e per i terzi da tutelarsi soprattutto in presenza di operazioni di finanza straordinaria.
Tra i terzi un soggetto particolare è rappresentato dall’erario indubbiamente interessato al valore aziendale quando potrebbe generare materia imponibile. Nel soddisfacimento di questi interessi non si deve però dimenticare che, comunque, l’informativa che può ottenersi da una valutazione aziendale è sostanzialmente rappresentata da un parere estimativo che non può, per la sua natura, essere caratterizzato da “certezza”.
Questo aspetto è ben evidente se si considerano le metodologie analitiche di valutazione elaborate dalla dottrina aziendalistiche che, sostanzialmente, si dividono in due grandi branche:

  • i metodi che guardano al patrimonio aziendale (metodi patrimoniali);
  • i metodi che considerano le prospettive future aziendali, (metodi dei flussi).

Ormai è implicitamente ritenuto come le metodologie patrimoniali non siano particolarmente significative e quindi utili allo scopo valutativo.
L’azienda infatti è rappresentata da un insieme di beni organizzati al fine di produrre reddito, o meglio flussi reddituali e finanziari, linfa vitale per la sua sopravvivenza; i risultati economici futuri e soprattutto la capacità di generare liquidità sono quindi elemento di fondamentale importanza nella determinazione del valore.
Non si deve comunque nascondere come l’uso dei metodi finanziari (flussi di cassa) quale principale grandezza per la stima del valore dell’azienda ha portato in Europa e soprattutto in Italia, notevoli complicazioni a causa della mancata preparazione della cultura aziendale.
Non dobbiamo dimenticare come trattasi di concetti il cui apprendimento sia legato alla struttura organizzativa sostanzialmente influenzata dalle dimensioni aziendali, pertanto meno avvantaggiate ne risultano le PMI che, tra l’altro, costituiscono la maggior parte del comparto industriale italiano. La situazione si complica se si considera poi come, in generale, non esistono e mai potranno esistere criteri certi utilizzabili per prevedere i valori futuri.
Ebbene, se da queste affermazioni emerge chiaramente come, in generale, le indicazioni sul valore prodotte da una perizia debbano sempre essere considerate con molta attenzione, egualmente facile è comprendere i timori dell’Amministrazione Finanziaria quando dovrebbe farne uso.
Tuttavia ciò non deve legittimare comportamenti che si allontanano ulteriormente da un’effettiva ricerca del valore così si “aggiungerebbe danno al danno” compromettendo in modo del tutto ingiustificato gli interessi del contribuente a vantaggio dell’Amministrazione.

Nelle pagine che seguono abbiamo pertanto cercato di fare chiarezza su questi aspetti rilevando, come prima cosa, l’attuale situazione italiana che vede spesso il contribuente a doversi difendere da ingiustificate pretese impositive che, seguendo logiche del tutto antieconomiche pervengono a quantificazioni del valore aziendale e della conseguente materia imponibile.
Se l’Amministrazione ed il contribuente vogliono in modo corretto perseguire i reciproci interessi, nella determinazione del valore aziendale non rimane che percorrere un strada comune e, nel far questo, dovrebbero entrambi tenere ben presente i seguenti principali aspetti: – non trascurare mai l’importanza primaria della dottrina aziendalistica rappresentata dall’opinione degli studi più accreditati in materia; – tenere presente che le esigenze di certezza portano a rilevare come i valori che hanno il più elevato grado di obiettività e di dimostrabilità siano quelli riferiti al passato (dati contabili) ma inadeguati allo scopo valutativo; – i risultati passati sono infatti indubbiamente inidonei a rappresentare il valore aziendale: obiettivamente l’azienda produrrà o consumerà ricchezza negli esercizi futuri; – poiché la credibilità del valore dipende non dalla sua certezza bensì dalla sua oggettiva e chiara dimostrazione, lo scopo della relazione di stima dovrebbe essere quello di riuscire a rilevare una misurazione del valore giustificata e razionalmente dimostrabile, quindi obiettiva.

Gruppo di lavoro Aiaf - Anti
Aspetti fiscali legati alle valutazioni aziendali ed ai progetti di investimento

Socio Responsabile:
Emanuela Fusa, Dottore Commercialista pubblicista, Consigliere Anti Lombardia, Vice Presidente CTF Andaf, Socio Aiaf

Autori:

Osvaldo Angeretti, Libero Professionista, Socio Aiaf
Alberto Borgia, Senior Advisor Nestor Advisors Ltd, Socio Aiaf
Antonio Bucciarelli, Dottore Commercialista, Socio Anti
Luca Comi, Head of Equity Research ICBPI - Istituto Centrale delle Banche Popolari Italiane, socio Aiaf
Roberto Diaferia, Dottore Commercialista, Socio Anti
Fabio Ghiselli, Responsabile Servizio Fiscale Italmobiliare S.p.A., Dottore Commercialista e Revisore Legale
Giampiero Guarnerio, Dottore Commercialista, Socio Anti
Teodoro Loverdos, Socio Aiaf
Giuseppe Nicosia, Head of Taxes Prelios SpA, Socio Anti
Rosaria Ruffini, Dottore Commercialista, Socio Anti
Alberto Taccani, Direzione Fiscale Gruppo Pirelli
Paolo Tognolo, Dottore Commercialista, Socio Anti